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Studiare in Spagna: diventare avvocato 

 

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Studiare. Diventare avvocato in Spagna. Abogado

Molti laureati italiani preferiscono completare o integrare i propri studi nelle università di altri paesi europei, per poi accedere agli albi professionali più agevolmente rispetto a quanto avviene in Italia. Essi hanno constatato che, per l’accesso a determinate professioni, l’Italia è una nazione che pone molti ostacoli, per cui, cercando soluzioni più liberali, si avvalgono degli strumenti giuridici garantiti dalle istituzioni europee per raggiungere il loro obiettivo . Ciò accade talvolta per chi intende esercitare la professione di avvocato, il cui accesso in Italia è condizionato  a criteri di selezione del tutto incerti e poco trasparenti. Questi laureati, pertanto, acquisiscono l’abilitazione alla professione in altri stati europei, ispirati a criteri meno conservatori e più liberali.

Per ovvie ragioni, legate alla lingua e al diritto, molto vicini a quelli italiani, viene scelta soprattutto la Spagna.

La strada non è semplice ma è confortante il livello di certezza e trasparenza, pertanto chi la percorre con una buona dose di motivazione arriva sino alla fine e si apre anche nuove opportunità professionali legate ad una nuova realtà. Si arriva infatti ad avere il titolo di abogado o advocat, avendo così l’abilitazione alla professione in Spagna e, dopo l’iscrizione in un albo italiano, anche in Italia, con l’ulteriore vantaggio di aver studiato buona parte del diritto spagnolo e aver appreso o approfondito la lingua spagnola.

Sotto abbiamo riportato alcuni articoli del Sole24 ore e del Resto del Carlino, dove si pone in risalto la "moda" dell' ultimo anno, per diventare Abogado ( e quindi avvocato in Italia).
Abbiamo messo in risalto anche quelle che sono le critiche e le perplessità da parte di qualcuno ( forse interessato!) sulla bontà di tale prassi.
Le persone intelligenti, riteniamo, quando si scontrano contro un sistema guasto, cercano la soluzione per sopravvivere e farsi largo nel sempre più difficile mondo del lavoro.
Nonostante non sia una via facilissima da percorre, tuttavia possiamo testimoniare che è comunque moooolto più semplice rispetto alla strada maestra da altri tracciata per diventare avvocato in Italia:
Statistiche alla mano solo il 40% di media riesce a superare la prova scritta degli esami per avvocati, e i numeri dicono che la percentuale è scesa dopo la recente riforma.
Migliaia sono gli aspiranti avvocati che devono dare l' esame per 3-4-5 volte e centinaia sono quelli che alla fine decidono o sono costretti a desistere per cercare di sopravvivere in qualche altro modo.
Questo per la singola persona vuol dire buttare al vento anni di sacrificio sui libri, ( mediamente 7-8 anni di corso universitario) + 2 anni di pratica legale al 90% gratuita per arrivare a un'eta media di 32 anni senza avere mai guadagnato nulla. Perchè a tutto questo si è costretti ad aggiungere ulteriori 3-4 anni prima di poter raggiungere il titolo di avvocato per provare a inserirsi nel sempre più difficile mondo del lavoro?.
Dai calcoli realizzati da un importante Istituto di ricerca, mediamente un neolaureato, dal conseguimento del titolo di studio al titolo di avvocato spende, per la formazione postlaurea ( corsi per sostenere l' esame, testi,....) e per mantenersi ( mangiare, affitto casa, spese generiche) una media di 6000 euro annui.
Se poi consideriamo il mancato guadagno, di circa 1000 euro mensili, ogni anno un pretendente al titolo "investe" circa 18.000 euro dalla Laurea all' ottenimento del titolo.
Se si calcolano una media di 5 anni inclusa la pratica, parliamo di una somma molto vicina ai 100.000 euro tra soldi spesi e mancati guadagni.

Non vogliamo spaventare qualcuno con questi numeri, ma vogliamo giustificare quelli che cercano in ogni modo lecito di accorciare i tempi per cercare di giocarsi le carte nel mondo reale del lavoro, con pari opportunità con i propri colleghi già avvocati.

 

Vuoi diventare avvocato senza esami? Passa da Madrid o Barcellona ( Spagna in genere)

MILANO — Lo hanno già fatto in tanti. Per molti praticanti avvocati italiani, in particolare milanesi, la Spagna è diventata la terra promessa che permette di aggirare l'annuale strage di candidati agli esami (tra quindici giorni ricominciano) per l'accesso alla professione. In un modo del tutto legale, grazie alle direttive dell'Unione europea, anche se l'aggiramento dell'ostacolo richiede tempo per imparare lo spagnolo e libertà dai vincoli del tirocinio. Ma di fronte ai risultati degli ultimi esami milanesi, dove solo il 18 per cento dei candidati è passato, si fa questo e altro. La pratica è, del resto, abbastanza semplice. In Spagna l'accesso all'avvocatura non richiede esami di stato: bisogna solo farsi riconoscere la laurea in giurisprudenza ottenuta in Italia e dimostrare la conoscenza della lingua. Una volta superato questo ostacolo il novello ‘abogado' può tornare in Italia a esercitare la professione per un periodo di tre anni. Trascorso questo periodo, il legale avrà il diritto a vedersi riconosciuto anche il titolo italiano. Senza sostenere alcun esame e senza aver fatto alcun tirocinio. «Un'ipocrisia che fa capire quanto sia urgente riformare le leggi sull'accesso», dicono all'Anpa, l'Associazione dei praticanti avvocati, che si sta battendo per poter scegliere tra due possibilità: la prima è sostituire l'esame con un biennio di corso di formazione e di pratica post laurea e con tre anni di attività di patrocinio nei tribunali. Dopo cinque anni, l'iscrizione all'albo dovrebbe essere automatica. Con questo scomparirebbe anche il tirocinio fittizio, una realtà molto diffusa. L'esame, riformato come ‘prova attitudinale', potrebbe rimanere per chi non fosse interessato ai cinque anni di pratica. Oggi l'esame si può ripetere sei volte. Dopo, non resta che chiudere bottega e dedicarsi ad altre attività. Spesso a dover abbandonare sono praticanti che negli anni si sono conquistati un giro di clientela e che esercitano la professione attenendosi a tutte le regole. Ma che non hanno abbastanza tempo per prepararsi a un esame che è ancora soprattutto nozionistico. Negli altri paesi europei, l'età media di un avvocato abilitato è intorno ai 25 anni. In Italia si arriva al traguardo a 30, spesso a 35. O non ci si arriva mai, come succede a migliaia di bocciati che si concentrano soprattutto a Milano, dove la percentuale di chi passa ha raggiunto livelli bassissimi.
Barbara Consarino.
Per maggiori info: Avvocato in Spagna

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